Se l’Italia non va al Mondiale portiamo il Mondiale in Italia

Il campionato del Mondo è un circo. Che visitiamo puntualmente ogni 4 anni. In questo circo ci sono più attrazioni. Il calcio ovviamente, ma non basterebbe quello a creare la magia che accompagna l’evento, un’altra variante fondamentale è la goliardia dei tifosi e il clima di festa permanente con il quale si accompagnano tra una partita all’altra. Poi ci sono anche altri aspetti meno ovvi ma altrettanto importanti: gli sponsor, gli arbitri, la FIFA, con tutte le sue magagne, bustarelle, palline dei sorteggi caldi, e improbabili mondiali da giocare d’inverno in Qatar. Cos’altro c’è? Le violenze di alcune frange estreme di tifo, gli scontri con la polizia, le invasioni di campo, e una sconfinata copertura mediatica.

Bene, a tutto questo l’Italia quest’anno non è invitata, e visto che noi non andiamo al mondiale, perchè non proviamo a far arrivare il mondiale da noi? O se non proprio quel torneo planetario e multimilionario appena descritto, una sua versione simbolica, un bignami del mondiale, che sia il sunto del bello ma anche del brutto di questo grande evento, portando quindi tra le vie di Roma un micromondiale dove convivano calcio, tifo, abusi arbitrali, corruzione, sponsor etc.

Gli studenti del workshop dovranno quindi interpretare tutti i ruoli chiave che ci sono dietro a un evento simile. Saranno calciatori, senza alcun obbligo di saper giocare, anzi. Saranno arbitri. Saranno tifosi. Saranno gli organizzatori. Saranno gli sponsor. Saranno i media.

Dotazioni di base per studenti (cosa devono portare con sé): gli studenti dovranno crearsi dei costumi.  Starà a loro scegliere quali e come farli. Ma più appariscenti saranno meglio è.

Lingua di erogazione: italiano, con sprazzi di romano.

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Curatore del workshop:
Daniele Sigalot
Daniele Sigalot nasce a Roma nel 1976. Si forma creativamente nel campo della pubblicità, dove lavora per 7 anni tra varie agenzie in Italia, Spagna e Gran Bretagna.  Nel 2007 lascia Saatchi&Saatchi Londra per dedicarsi a tempo pieno al progetto artistico denominato Blue & Joy, che fonda con Fabio La Fauci.  Il nome del progetto diviene per anni un vero e proprio pseudonimo del duo Sigalot/La Fauci che fino al 2013 continua una prolifica produzione a quattro mani.  Alla fine del 2014 il duo si scioglie, e Daniele Sigalot prosegue la sua carriera solista concentrando i suoi lavori su grosse installazioni e su mosaici non convenzionali. Il centro della sua ricerca ruota intorno all'ambiguità tra la percezione dei materiali utilizzati e la loro reale natura, facendo del contrasto una chiave di lettura di tutti i suoi lavori. Le sue opere più riconoscibili sono sicuramente le grandi installazioni di aereoplanini apparentemente di carta ma in realtà dalla natura metallica. Insieme a queste flotte di aerei Daniele Sigalot ha letteralmente volato in giro per il mondo con i suoi aerei, portandoli in più di 30 città nei quattro angoli del pianeta. Sigalot divide la sua produzione tra Berlino, dove da 10 anni è attivo il suo studio ribattezzato la Pizzeria, e Miami.